Pannelli fotovoltaici di ultima generazione costano meno, durano di più e occupano poco spazio

Più efficienti, più piccoli, più affidabili. L’ultima generazione di pannelli fotovoltaici ad uso domestico offre prestazioni sempre migliori. «Nel corso dell’ultimo anno l’efficienza media dei nuovi impianti è migliorata del 2%», commenta Giuseppe Sofia, membro del consiglio direttivo Anie/Gifi (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane). Questo significa che, a parità di potenza, è possibile installare i moduli su superfici sempre più piccole.

Anche la durata media di vita è aumentata: «Sui modelli più vecchi, l’energia prodotta iniziava a diminuire dopo 20 anni dall’installazione. Oggi, un impianto moderno continua a generare l’80% della piena capacità anche dopo 30-35 anni di vita», aggiunge l’esperto.
Il segreto dietro a questi miglioramenti? Non va ricercato in grandi innovazioni scientifiche o in nuovi metodi di produzione, ma nei miglioramenti incrementali dell’industria internazionale del fotovoltaico. «Rispetto al 2005, anno dell’introduzione del primo Conto Energia, l’efficienza degli impianti per villine e condomini è praticamente raddoppiata», rileva Sofia. A parità di potenza, un impianto che prima avrebbe richiesto un tetto da 20 metri quadrati oggi può essere installato in appena 10 metri quadrati di superficie disponibile.

«Contemporaneamente – aggiunge – il costo si è ridotto a un sesto del prezzo originario del 2005. Il trend al ribasso è però rallentato nell’ultimo anno, in seguito all’introduzione dei dazi europei anti-dumping sui moduli e prodotti fotovoltaici cinesi». Proprio la concorrenza orientale aveva esercitato, negli anni passati, una forte pressione sui prezzi dei prodotti in Europa. Così, oggi, un impianto fotovoltaico di dimensioni residenziali, da 3 kW, costa dai 6 ai 7mila euro tutto incluso. Il tempo di ammortamento, ora che il Conto Energia è esaurito e restano la detrazione del 50% e lo scambio sul posto, si aggira intorno agli 8 anni.

Insomma, la tecnologia del silicio mono e policristallino ha tenuto testa a diversi tentativi di innovazione. Fino a uno o due anni fa sembrava che il futuro del fotovoltaico dovesse risiedere neimoduli a film sottile. Ma i pannelli a silicio sono rimasti più competitivi grazie al miglioramento delle prestazioni, dei prezzi e della durata di vita. Il merito risiede sia nelle economie di scala di un’industria crescente, sia nel miglioramento dell’automazione e delle tecniche di produzione.

Ci sono però alcune innovazioni che coinvolgono anche i tradizionali moduli a base di silicio. Sulle ultime generazioni di impianti, ad esempio, viene applicata una pellicola protettiva particolarmente avanzata che migliora sia la resa energetica sia la durata di vita dell’impianto. E si vanno diffondendo sempre di più i moduli dotati di mini-inverter. Gli impianti tradizionali hanno infatti un inverter unico. Il problema è che se un filo d’ombra oscura in parte un singolo modulo, la produttività di tutto l’impianto cala drasticamente. Con i mini-inverter si elimina questo problema e si riducono i costi di installazione, perchè i moduli si assemblano come fossero tanti mattoncini. Il problema però è che i pannelli hanno una vita lunga, mentre gli inverter possono guastarsi facilmente: un conto è ripararne uno singolo, situato in cantina, un altro è doverne sostituire diversi, situati sul tetto. «Nondimeno, i pannelli con mini-inverter rappresentano negli Stati Uniti già il 15% delle installazioni domestiche, mentre in Italia la quota di mercato è ferma al di sotto del 5%», conclude Sofia.